LA SERVA PADRONA

Serpina – Francesca Lombardi Mazzulli

Uberto – Mauro Borgioni

Vespone – Sarah Collu

Direttore – Alessandro Cadario

Ensemble Autarena

Regia e costumi – Serena Nardi

Scene – Laure Marino Rizzi

NOTE DI REGIA

“La Serva Padrona” di G.B. Pergolesi, nato come intermezzo comico di un’opera seria, divenne più famoso di quella ed ebbe la fortuna di inaugurare, nella storia dell’opera, il genere comico. La comicità all’italiana, in qualsiasi forma si declini, dal Rinascimento in poi, non può prescindere dalla grande lezione della Commedia dell’Arte e nemmeno questo piccolo capolavoro fa eccezione. La vicenda, i personaggi, le relazioni si prestano a essere “giocati” come poteva accadere in uno dei tanti canovacci della commedia all’improvvisa al quale , in questo caso, si è data una dignità letteraria. La serva astuta e armata di spietata determinazione, il padrone brontolone, ma alla fine accomodante per “necessità”, il servo intelligente che forse manovra entrambi, sono i tipi comici che ritroviamo in tutto il teatro comico di tutti i tempi, dai testi dell’antichità a quelli della modernità. Il potere delle donne, quando vogliono qualcosa davvero, diventa immenso. Sanno sempre trovare la strada, soprattutto se sono argute e spregiudicate.Gli uomini, spesso e ancora, per quando ricchi e potenti, soccombono di fronte alla “volonta” femminile di arrivare o di raggiungere un obiettivo gratificante. Una forma di riscatto, di visibilità, di riconoscimento (e autoriconoscimento) che il mondo femminile non smette di perseguire. Un obiettivo che ha cominciato a diventare consapevole tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta, con le rivoluzioni sociali e culturali che conosciamo, ma che è diventato urgenza imperiosa negli anni ottanta. E così proprio i ruggenti anni ’80, con la musica e le icone pop, gli artisti di strada con i loro graffiti distribuiti ovunque, i manager rampanti, che si muovono in un immaginario collettivo fatto di glamour e successo a portata di tutti , diventano il tema, suggeriscono l’atmosfera a cui si ispira la regia di questa “Serva padrona”. Una cameriera vanitosa, sfaticata e arrivista, un uomo d’affari “high society”, un maggiordomo arguto e “filosofo suo malgrado”, un appartamento arredato ispirandosi al rococò europeo che ospita quadri stile Basquiat e Wharol, lo stereo che diffonde a distanza di due isolati un ruffiano ”Like a Virgin” d’annata.

Il gioco è fatto, la tela è pronta e il ragno, bellimbusto e narcisetto è pronto a finirci dentro senza quasi accorgersene..

E a essere divorato dalla femmina. Come nelle più belle storie d’amore.

Serena Nardi

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