MADAMA BUTTERFLY

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Personaggi e interpreti

Madama Butterfly/ Cio-Cio San (soprano) Renata Campanella
Suzuki (mezzosoprano) MARIACHIARA CAVINATO
F.B Pinkerton (tenore) DIEGO CAVAZZIN
Sharpless (baritono) MARZIO GIOSSI
GORO (tenore) STEFANO CONSOLIERI
Zio Bonzo (basso) MASSIMILIANO CATELLANI
Kate Pinkerton (mezzo soprano) GIADA GALLONE

Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane
Maestro Concertatore e Direttore: Stefano Giaroli

Regia, scenografie e costumi: Serena nardi

Coro dell’Opera di Parma Maestro del coro: Emiliano Esposito
Coro Varese Estense
Maestro del Coro: Irene Guerra
Maestro alle luci: Marco Ogliosi
Direttore di palcoscenico: Alessandro Brachetti
Capo Squadra Tecnica: Gabriele Sassi
Coordinamento Artistico: Carlotta Arata
Coordinamento Musicale:
Antonio Braidi
Assistente di organizzazione: Mara Grisoni
Segreteria di Produzione: Elena Cattani

NOTE DI REGIA

C ‘ è una scelta straziante e una dura strada da percorrere quando si ascolta o si vede quest’opera messa in scena: è faticosa, desolante, toglie il fiato, ma è assolutamente dritta: non ci sono curve, deviazioni.  Solo “porte” da attraversare. E non c’è possibilità di errore, di mediazione o di ripensamenti nella triste e terribile vicenda della protagonista. C’è solo una certezza di cui si diventa consapevoli lungo la strada: che l’AMORE è AMORE e che l’ultima porta da attraversare alla fine della via si chiama DOLORE.

Cio-Cio-San, Madama Butterfly, sceglie di mettersi in cammino per seguire il suo sentimento d’amore e lo fa attraversando una dopo l’altra tutte le porte del suo CUORE, lasciandole aperte al DESTINO, qualsivoglia sia. Questo percorso si chiama SACRIFICIO.  

E il pubblico non lo potrà  dimenticare nemmeno un istante: perchè questa parola, riprodotta in grandi ideogrammi giapponesi, sovrasta tutta la vicenda e si illumina di sangue raggrumato ed elettrificato in neon rosso luminescente che ricorda l’ insegna pubblicitaria di un quartiere a luci rosse.

E, come nella consueta tradizione di tutte le epoche e di tutti i popoli,  questa storia prende forma narrativa nell’eterno incontro-scontro tra il mondo femminile e quello  maschile e tutto ciò si svolge secondo le dinamiche distorte che la storia dell’umanita’ ci racconta da sempre.

Da una parte l’uomo facoltoso, di successo che “compra un corpo di donna” e dall’altra una donna che per scelta o per necessità o per tradizione culturale “si lascia comprare”.

Da una parte il mondo che viaggia, corre e percorre incarnato da uno Yankee di ultima generazione che può scegliere e agire a sua volontà senza paura di un giudizio umano che, comunque, non verrà emesso.

Dall’altra il mondo tradizionalista e rallentato di una gheisa/prostituta che sceglie  liberamente e coraggiosamente e per questo viene giudicata e rinnegata dal suo clan familiare.

Ancora una volta un rito sacrificale che si consuma sul corpo di una donna. 

Possiamo definirlo un retaggio culturale che ingabbia e induce le donne a punire il proprio corpo  in forme sacrificali che ci suggeriscono quasi un desiderio di espiazione?

Puccini ci racconta spesso di questo universo femminile autopunitivo in molte delle sue protagoniste, oltre a Butterfly: da Tosca a Suor Angelica e, in modo indiretto, in quasi tutte le altre donne delle sue opere.

Ma noi sappiamo che tutta la storia delle donne, reali o immaginarie, da Penelope ad Antigone, da Giovanna d’Arco a Virginia Woolf, e, per avvicinarci a tempi recenti da Sylvia Plath a Marilyn Monroe a è costellata di “sacrifici esemplari” che le donne si autoimpongono fino a ottenere l’autosoppressione di corpo e anima.

Per tutti questi motivi ho scelto una linea di regia leggera come una farfalla e lirica come una poesia: provare a mettere in scena Madama Butterfly come se si stesse componendo una poesia, cercando esattamente quell’atmosfera sfumata, sospesa quasi rarefatta come nei migliori film di Kurosawa e Kitano, che bene hanno inquadrato la poetica pura e delicata della loro terra.

Un piccolo mondo di segni visivi semplici e selezionati, che si amplificano da sé in quanto tali, e che danno un valore “sacro” e “assoluto” a tutto ciò che la protagonista fa e dice.

E che lasciano alla musica la funzione di guida perfetta per gli spettatori e per gli artisti impegnati in scena.

Quello spazio selezionato, raffinato, eletto che è la cifra più esclusiva e rappresentativa dell’estetica e della poetica del Giappone di ieri ma, spesso, anche di quello di oggi.

Dove ogni parola detta ne nasconde dieci non dette e ogni singolo gesto è la sintesi di tanti gesti omessi. Di certo sempre possibili ma sicuramente inutili.

Perché Madama Butterfly  è arte dell’essenza pura ed essenza pura dell’ arte.

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