NERO (e rosa carne)

Testi di autori vari

Regia di Serena Nardi

Con Serena Nardi, Sarah Collu e Sara Marconi

LO SPETTACOLO

Nero. Ovunque. Nere le tavole del palco e le quinte. Nero lo spazio dell’orchestra, coperto di indumenti e accessori neri. Neri gli abiti dei protagonisti. 

Ma il “nero” non è uno solo: ha molte sfumature. Può essere chiaro, scuro, profondo, sbiadito,carico. Lucido. Opaco.

Così è la violenza. Dire violenza, però, non implica la condivisione di un concetto o di un pensiero comune:  ognuno la vive a suo modo, la percepisce su di se con più o meno forza, la usa sugli altri più o meno consapevolmente.

L’unica cosa certa (per chiunque) è che la Violenza è nera. Copre, insudicia, insabbia. Soffoca. Uniforma. Impedisce alla luce di entrare.

Vi raccontiamo le storie di tre donne violate, nel corpo e nell’anima.  E di tre uomini che, violando, fanno prima di tutto, soprattutto, male a se stessi.

Sempre la stessa sporca storia.

NOTE DI REGIA

Il 25 novembre, Giornata Mondiale contro la Violenza alle Donne, è solo un pretesto per raccontarvi delle storie. Storie che vi facciano riflettere, che vi portino a farvi delle domande, e a cercare risposte. Che vi mostrino alcune tra le molte facce della violenza, che vi svelino i suoi segreti, le sue radici, i luoghi comuni che contribuiscono a farla sopravvivere. La nostra società iper-evoluta vive ogni minuto centinaia di migliaia di casi di violenza, molti dei quali restano sommersi e non denunciati, molti dei quali a danno di minori, molti dei quali non fisici, ma psicologici. E altrettanto gravi.

Ci sembra sempre più doveroso alzare la nostra voce contro la violenza in generale, contro le limitazioni alla libertà (sia essa di culto, di scelta. Sia essa la libertà in quanto tale), contro qualunque fenomeno privato o pubblico in cui un essere umano viene schiacciato da un altro. Con le parole, con i gesti, con i pugni e con i calci. La violenza è violenza. L’inumanità è inumanità. Il nero dilaga, copre, soffoca. Fa paura, blocca gli abbracci e semina il terrore. Ci costringe a pensare di dover cambiare vita, città, abitudini. Parliamone. Ascoltiamoci. Alziamo la testa e mostriamo il nero delle lacrime, facciamo sentire la nostra voce, abbiamo il coraggio di sentire le storie di chi la violenza l’ha vissuta e la vive, in casa, al lavoro, tra amici, nel proprio letto o per strada. Sentiamo queste storie e proviamo, insieme, a capire da dove nascono, come nascono, qual’ è il seme che le genera. Il Teatro è la nostra casa, il nostro strumento per tentare di asciugare le lacrime nere, e mutarle in un pianto chiarificatore, forse catartico, sicuramente umano.

CREDIT PHOTO