SUOR ANGELICA

Suor Angelica: Marta Mari

Zia Principessa: Patrizia Patelmo

E con: Mirea Marchetto Mollica, Sangwon Ahn, Selena Bellomi, Martina Bianculli, Yi He, Youngeun Kim, Cristina Mucci, Tania Pacilio, Francesca Pocchia

Direttore: Riccardo Bianchi Orchestra del Festival Estense-OSM Città di Varese

Maestro del coro: Andrea Motta Coro Thelys e Coro Good Company

Direttore di scena Sara Vailati

Costumi Beatrice Torresin

Scenografie: Debora Palmieri

Regia Serena Nardi

NOTE DI REGIA

Suor Angelica è un’opera perfetta. Di una perfezione rara. Non c’è nemmeno una nota fuori posto, come non c’è una parola superflua. Puccini e Forzano, in grande sinergia ed equilibrio, hanno creato un piccolo mondo di leggerezza e di incisività, raramente ottenuto nella storia dell’opera. Un momento di “grazia”, in tutti i sensi e, a detta degli esperti, uno dei momenti più alti e felici del genio di Puccini.

E’ un’opera dove la tremenda e inesorabile disumanità degli uomini viene purificata e redenta dalla infinita amorevolezza della Vergine Maria, nelle cui braccia si trovano sempre conforto e pace. Suor Angelica, a parer mio, fra tutte le eroine pucciniane, è la più consapevole, la più “alta ” in tutti i sensi, una donna che, nel momento stesso in cui la vive, osserva la sua vicenda, il suo stesso dolore con compassione e indulgenza.

Che è soprattutto maestra di perdono, di umiltà. Vive in lei, secondo il mio punto di vista, la parte più femminile, candida e nobile dell’animo di Puccini, quella che sa accettare la propria miserabile condizione di peccatrice e per questo, proprio per questo, può guardare tutti noi da un livello più elevato di umanità. E ci può benedire nel momento stesso in cui cerca benedizione.

L’idea di regia non aggiungerà nulla di superfluo a questo piccolo e immenso capolavoro nulla di più di ciò che e stato scritto e musicato. Non può e non deve. Potrà solo sottolineare (o illuminare) con sobria lievità i percorsi tematici e psicologici che Puccini e Forzano hanno già delineato con maestria e incanto, viaggiando uno accanto all’altro dalla mente al cuore. Un viaggio verso le sfere più insondabili dell’anima  che vi invito a intraprendere insieme nella suggestiva Basilica di San Vittore per la prima volta trasformata nello spazio scenico più adatto ad ospitare questa meraviglia di “opera sacra”. Perchè se non lo è per definizione di genere, in realtà lo è, infinitamente, per vocazione.

SINOSSI

Suor Angelica è la seconda opera del celebre TRITTICO (insieme al Tabarro e Gianni Schicchi) composto e progettato da Giacomo Puccini tra il 1904 e il 1918. Si dice proprio Suor Angelica fosse la preferita del compositore. Essa fu rappresentata per la prima volta il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York, con la direzione del Maestro Roberto Moranzoni.

L’azione si svolge verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero nei dintorni di Siena.

Da sette anni Suor Angelica, di famiglia aristocratica, ha forzatamente abbracciato la vita monastica per scontare un peccato d’amore. Durante questo lungo periodo non ha saputo più nulla del bambino nato da quell’amore, che le era stato strappato a forza subito dopo la nascita.

L’attesa sembra finalmente terminata: nel parlatorio del monastero Angelica è attesa a colloquio dalla zia principessa. Ma la vecchia signora, algida e distante, non è venuta a concederle il sospirato perdono, bensì a chiederle un formale atto di rinuncia alla sua quota del patrimonio familiare, allo scopo di costituire la dote per la sorella minore Anna Viola, prossima ad andare sposa. Il ricordo di eventi lontani ma mai cancellati dalla memoria e la possibilità di avvicinare una persona di famiglia spingono Angelica a chiedere con insistenza notizie del bambino. Ma con implacabile freddezza la zia le annuncia che da oltre due anni il piccolo è morto, consumato da una grave malattia. Allo strazio della madre, caduta di schianto a terra, la vecchia non sa porgere altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana. Nel suo animo si fa strada l’idea folle e disperata di raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui per sempre. È scesa intanto la notte e Suor Angelica, non vista, si reca nell’orto del monastero: raccoglie alcune erbe velenose e con esse prepara una bevanda mortale.

D’improvviso, dopo aver bevuto pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita da un angoscioso terrore: conscia di essere caduta in peccato mortale, si rivolge alla Vergine chiedendole un segno di grazia. E avviene il miracolo: la Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con gesto materno, sospinge il bambino fra le braccia protese della morente. Suor Angelica cade riversa dolcemente e muore. Il miracolo sfolgora.

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