WOMEN IN BLUES

Con: Alex Bioli Quartet feat Chiara Bottelli

Voci recitanti: Sarah Collu, Serena Nardi

Regia: Serena Nardi

LO SPETTACOLO

Le donne hanno rappresentato in passato una pagina importante, troppo spesso dimenticata, del Blues. Le pianiste Bertha Gonsoulin , Lil Hardin E Mary Lou Williams, di Kansas City; Dolly Jones, il cui spettacolo di varietà includeva anche una sua esibizione alla tromba Jazz, appartenevano ad una piccola minoranza di donne che lavoravano come musiciste nelle varie orchestre delle grandi città. Ad eccezione di Lovie Austin che riuscì a registrare qualche brano per la Paramount Records, le altre non riuscirono a farsi conoscere da un vasto pubblico.

La natura egualitaria del palcoscenico dava alle giovani donne di colore l’opportunità di esibire le proprie capacità vocali e d’intrattenimento, per avere un reddito decente e condurre così una vita indipendente e fuori dalla povertà del ghetto. Quando, all’inizio degli anni Venti, si cominciò a capire che il Blues poteva essere una fonte di guadagno, sia per gli artisti, sia per coloro che giravano attorno a tale mondo, fu creato dalla T.O.B.A. (Theater Owner’s Booking Association) l’associazione che raccoglieva tutti i proprietari di teatri del Paese, un circuito che collegava tra loro i palcoscenici di grandi e piccole città. Le giovani cantanti si esibivano in bellissimi abiti da sera cantando e intrattenendo il pubblico con piccole scene di cabaret. Fino agli anni Venti, l’industria discografica americana era ben lontana dalle cantanti nere che venivano lasciate ai margini, concentrandosi viceversa sul mondo dello spettacolo bianco già dai primi anni del ‘900.

La vera esplosione delle cantanti Blues avvenne nel 1923 con Bessie Smith, la cui voce dolce e profonda fu notata da Frank Walker, produttore della Columbia Records. Solitamente veniva accompagnata nei brani solamente da un pianista per far emergere a pieno la sua voce, ma altrettante belle registrazioni la vedono accompagnata da un’intera orchestra, tra cui spicca un bellissimo duetto con Louis Armstrong. I successi di Bessie Smith si susseguirono senza pausa fino agli anni Trenta, quando la Grande Crisi travolse il mondo dello spettacolo e soprattutto l’industria discografica di New York.

Altre meravigliose voci erano quelle di Ida Cox, Victoria Spivey, Lucille Bogan, Memphis Minnie, Billie Holiday. Alla fine degli anni Trenta la generazione delle grandi cantanti Blues cominciò a tramontare a causa della morte di alcune di queste star, Bessie Smith e Lucille Bogan morirono in un incidente stradale, ed anche perché il repertorio cominciava a spostarsi verso altre direzioni. Il Blues cominciò a diventare quasi esclusivamente musica maschile e la generazione dei grandi urlatori urbani, i grandi chitarristi e cantanti del Sud, vedi Hooker, Waters, Hopkins presero il sopravvento sulle donne che si spostarono più verso il jazz, soul, musica pop e rhythm and blues.

Negli anni ’60, in piena era rock, un’altra voce femminile ci ricorda le atmosfere di quegli anni, quella di Janis Joplin, la voce femminile più “blues” della storia del rock.

Bessie, Billie, Janis. Solo alcune tra le voci blues della storia di questa musica dalla forte identità nera, che trova le sue radici nei canti di lavoro che risuonavano nelle piantagioni del sud, e deve la sua diffusione ai cantori itineranti.

Si cantava di situazioni autentiche, di sentimenti reali, di vere frustrazioni, spesso della morte stessa.

E le voci di donne che ascolterete raccontano anch’esse storie spesso difficili, vite travagliate, annaffiate dall’alcool e perse nell’oblio della droga, nella luce fioca delle case d’appuntamenti. Voci vere, che esprimono sentimenti autentici e sensazioni spesso brucianti, ma che sanno emozionare come poche altre al mondo.

Una storia di blues e di donne nel sound accattivante dell’Alex Bioli Quartet.

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